Colonne sonore



IL FIRMAMENTO (di Fabio Badolato e Jonny Costantino, 2012)


Nel trarre un film dall’omonima pièce di Antonio Moresco, la sfida è stata trasfondere la verità della pagina scritta in uno sguardo sul corpo volto all’essenziale e ravvicinato fino all’astrazione, oltre il naturalismo. Immagine parola suono: livelli paralleli che continuano a intersecarsi fuori dallo schermo, nella mente di chi guarda. Il resto è visione. Visione che irradia dalla ferita. Firmamento come ferita del creato e dell’increato. Amore come ferita dell’esistenza.
(Fabio Badolato, Jonny Costantino)


Una notte, mentre camminavo per Milano, ho incontrato una coppia intensamente abbracciata. I due stavano parlando fitto tra loro, a bassa voce, con le teste vicine, mentre venivano verso di me sullo stesso marciapiede. D'un tratto, proprio mentre ci incrociavamo, ho sentito che lei stava sussurrando a lui, con commozione e trasporto: «Sarei disposta a farmi tagliare un braccio perché non fosse successo!». Io non ho idea di cosa quei due stessero parlando né a cosa si potesse riferire questo sacrificio espiatorio evocato dalle parole di lei. So solo che, fatti pochi passi, mi è venuta in mente in un solo istante, dall'inizio alla fine, fin nei minimi particolari, questa piccola meditazione crudele sull'amore che ho intitolato Il firmamento.
(Antonio Moresco)




Per Il Firmamento ho registrato diverse versioni del Preludio dalla II Suite per violoncello solo di J.S. Bach - suonate in questo caso al clarinetto. Rapportarsi alla musica di Bach è una delle più belle gioie che un musicista si possa concedere. Io non sono un «esecutore», ne un filologo, la musica mi serve per arricchirmi nella conoscenza di me stesso; penso a me, al mio strumento, alle mie cognizioni, ai miei limiti, tutte la mie esperienze sono utili alla creazione del mio proprio linguaggio. E quindi anche suonare i "classici" è per me un atto di libertà. Non mi sento un nano sulle spalle di qualche gigante; resto devoto a me stesso e fedele alla mia ispirazione; le note scritte dai grandi compositori del passato non le cercherò mai fuori di me, ma nel profondo della mia nostalgia.

Nelle sedute di registrazione tentavo spesso di dimenticare ciò che sapevo  fare troppo bene, provocando così crepe nell'architettura perfetta dell'edificio compositivo bachiano, come squarci di poesia fuori dalla poesia. Ci sono musicisti che si preoccupano molto di mostrare le proprie abilità (come i militari traggono la loro soddisfazione nel mostrare in una parata che sanno ben marciare, o come i servi che gioiscono nel sapersi in grado di ubbidire con esattezza agli ordini del padrone); personalmente trovo più interessanti quelli che si danno il tempo per esitare, prestando l'orecchio a un silenzio da cui trarre una sorpresa - che poi sia incantevole o mostruosa non importa, ciò che importa è la tensione verso l'impossibile.
Così posso forse affermare di aver cercato, in tutte le diversissime elaborazioni di questo brano messe a disposizione di Fabio Badolato e Jonny Costantino, di realizzare sei minuti di musica improvvisata che da Bach inizia e a Bach torna, passando però lentamente dentro le mie estremità.
(Raffaele Amenta)








LE CORBUSIER IN CALABRIA (di Fabio Badolato e Jonny Costantino, 2009)



Quintessenza in undici minuti tre anni di viaggi, sguardi, perlustrazioni lungo la costa ionica e nell'entroterra calabrese, tra marine nate un po' come viene e paesi abbandonati, nel grembo di una natura che sembra capace di digerire, col tempo, ogni affronto, di assimilare ogni corpo estraneo. Le Corbusier in Calabria è il succo di un diario di bordo filmato in super8 e teso a captare l'essenza d'un paesaggio che è insieme esteriore ed interiore. 
  (Fabio Badolato e Jonny Costantino)


Per il film ho realizzato una composizione che ho intitolato Suite per Le Corbusier in Calabria: è una specie di grande tela dove ho inserito elementi sovraincisi di mie musiche suonate a solo al saxofono soprano e contralto.
La musica esplora il ritmo intrinseco che è nelle immagini del film, e il canto occulto nelle forme impresse del paesaggio calabrese.
(Raffaele Amenta)

L'opera è uscita in dvd come allegato del quarto numero cartaceo di Rifrazioni, quadrimestrale di cultura cinematografica e artistica.




links:
La vista di colui che tace per una terra incompiuta
Baco productions: Le Corbusier in Calabria
Lo sguardo infinito dell'anti-documentario



MEMORIALE (di Marcello Tedesco, 2009)


Quello di cui si fa memoria è la vita del protagonista del video, il quale, immobile in uno spazio di “ritiro” o clausura (lo studio dell’artista), si immerge nel flusso del suo pensiero, che, muovendosi in maniera labirintica evoca quello che noi riteniamo essere i fatti della sua vita. L’evocazione visivo e acustica di un evento, in questo caso, non è mai racconto mondano, ma piuttosto storia di una trasformazione avvenuta nel personaggio, che racconta a se stesso (essendo il suo “discorso” un flusso di coscienza) i processi e le pratiche resesi necessarie affinché si compisse in lui la metamorfosi desiderata: scomparire, sottrarsi al mondo.   
(Marcello Tedesco).


Dal film:
…che sforzo di volontà ci vuole per continuare questa cosa, Memoriale. Non so se sto ricordando queste cose e non sono più così sicuro da dove vengano. Direi piuttosto che a grandi blocchi si delinea un luogo di nascita, un’appartenenza che per quanto oscura ci chiama costantemente a se. Al suo ordine, al suo passaggio, a cosa infine?





La colonna sonora che ho realizzato per Memoriale è nata quasi per intero al saxofono soprano solo, il lavoro mi ha permesso di fermare la particolare tensione che intendevo esprimere attraverso il soliloquio musicale, e che nel film fa da controcanto al monologo del protagonista.
Mi sono approcciato al lavoro di registrazione adottando quella che io chiamo poetica della scarnificazione. Quando parlo di scarnificazione mi riferisco all'immagine che la parola stessa indica: assottigliare la carne dell'animale lacerandola lentamente fino all'osso. L'animale, a questo punto letteralmente ridotto all'osso, è ancora vivo - gli occhi si muovono, il cuore ancora palpita - e ne possiamo osservare l'atroce nudità che è insieme familiare e inedita. Familiare perchè bene o male è sempre stata sotto i nostri occhi, inedita perchè così com'è ora non l'avevamo mai guardata. In questa musica i silenzi sono essenziali come la luce di cui si serve il chirurgo per esaminare la ferita aperta che opera. E' una musica che si costruisce su poche note, su insistite ripetizioni, sull'attenzione al particolare del materiale sonoro scelto, sulla sua instancabile ridefinizione.
(Raffaele Amenta)



Memoriale & Danze per gli smarriti. Play on spotify





Le musiche per questo film, insieme ad altre registrazioni effettuate nello stesso
periodo al sax solo, sono pubblicate nel cd Memoriale & Danze per gli Smarriti, ora disponibile su itunes e in tutti gli store digitali.





links:
La lingua dell'artista
Il blasfemo memoriale di Marcello Tedesco
"Memoriale e Danze per gli Smarriti" dal 24 giugno in digitale



Studi: Good Bait

Lo studio di oggi è Good Bait , di Tadd Dameron.  Il brano è un trionfo di turnarounds, e in quanto tale risulta utile per sperimentar...